Arte di scrivere, Editoria
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Bove, Dagerman, Roth, Salvia./Via del Vento Edizioni

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Sembra una “parata” senza pubblico, quando prosa e racconti di diversi autori unisco per parlarne. La loro la musica talmente forte che si sposta nello spazio, ma senza far vedere gli strumentisti e così nessun pubblico li segue, ma ascoltandoli continuamente.

Questi titoli “giocano” già tra loro: “L’incantatore”, “I pescatori di perle”, “L’equivoco” e “L’uomo che non voleva piangere”. Li unisce una scrittura di ombre che si annidano nelle parole che spesso hanno un flusso continuo con poche pause, come se non ti puoi nascondere in nessun angolo di una città o di una casa. Arrivano le reazioni dei personaggi come possibili contraddizioni, invece sono violenti e sordidi avviluppati in silenzi monocromatici dove gli autori scompaiono come ombre che hanno avuto il potere di emanare assordandosi e consumandosi senza scomparire. La Casa editrice “Via del Vento” racchiude questi frammenti di Joseph Roth, Beppe Salvia, Emmanuel Bove e Sting Dagerman, come fossero degli scrigni che contengono altri piccoli porta gioie, senza lustro senza materia, ma trasparenti di quello che viene narrato come un flusso anche discontinuo, e non concluso e senza finali definiti.

 

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L’incantatore di Joseph Roth
Via del Vento Edizioni

L’incantatore è uno dei racconti incluso nel  volumetto  di Roth, dove la sua materia aleggia anche negli altri racconti come una “corporea era, quindi soltanto l’involucro esteriore della sua sconosciuta , vera vita”. La materia del teatro è paragonata alla fugace presenza di una nuvola sospesa e aperta dal vento. I racconti non si bloccano esprimono il malore che sopraggiunge senza dargli sapore perché le parole sono già imbevute del gusto che esprimono: “ E le persone sono così sole, quando tirano a diritto”. La presentazione di Claudia Ciardi ci illustra come queste otto prose coprono uno spazio d’azione di un ventennio dell’autore e  lei le descrive proprio come “miniature confinate nel limbo di una spettrale corporeità”.

 

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I pescatori di perle di Beppe Salvia
Via del Vento Edizioni

 

Nel volumetto “I pescatori di perle” di Beppe Salvia i personaggi sono descritti nei tre racconti in una modalità in cui il testo appare, identificabile come una descrizione plausibile però poi tutto si dilata con un testo che si avviluppa su se stesso e  i personaggi che si spostano, senza nessuna spiegazione; sono in ambienti tra loro vicini, ma non consequenziali, come il fumo che entra in diversi anfratti e si trova ad occupare altre stanze in modo inaspettato. Così Ester si trova realmente a viaggiare, ma nello stesso tempo è uno spostamento senza tempo e le sue apparizioni nei contesti diversi fanno il tema del racconto stesso, come in una semplice ma nello stesso tempo “fredda” quotidianità che è li che blocca il lettore che si domanda dove empatizzare la sua presenza tra i personaggi. Lucida e intensa descrizione che non vuole farsi raccontare ma solo enunciare inchiodando lo sguardo del lettore a cui sfugge la vita di loro.

 

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L’equivoco di Emmanuel Bove
Via del vento Edizioni

Il personaggio dell’ unico racconto di Bove, pubblicato nella casa editrice “Via del vento”, col titolo “L’equivoco”, si aggira come anima fluttuante e ricorda e dimentica nello stesso tempo, come in una leggera e inquietante dicotomia per la sua iniziale “ossessione”: “Di colpo decise di scordare Simone pur mantenendo nel profondo la sensazione di ritrovarla mentalmente non appena lo avesse desiderato e, come purificato da questa decisione, tornò esattamente all’uomo che era stato alla mattina.”. Emmanuel Bove, il cui vero cognome era Bobovnikoff, nasce a Parigi nel 1898 e la decisione di essere romanziere nasce a solo 14 anni e Beckett dirà di lui in un’intervista: “Nessuno come lui ha il dono del dettaglio che colpisce”.

I sospetti e i pensieri costruiti nella mente di Francois diventano la scrittura in prima persona come pellicole trasparenti che volteggiano sul suo capo. Egli cercava di proteggersi da queste elucubrazioni che formula, ma ricadono sul suo corpo come quesiti inespressi.

L’equivoco si allarga sulle spalle di lei Simone Hennè che immagina i pensieri dell’uomo come desiderio di liberarsi di lei e così l’atteggiamento si “deforma” e come un vaso di creta che si accascia sul piano, per modificarsi velocemente. “Celare” è quello che architetta il personaggio e ritorniamo così ad avere il genero umano che si contorce su se stesso per non implodere.

 

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L’uomo che non voleva piangere di Sting Dagerman
Via del vento Edizioni

Quello che si chiede Marco Alessandrini, curatore del testo di Dagerman,   se l’autore sapeva piangere?

Il dubbio attanaglia anche lui e anche il lettore legge tutto velocemente rimanendo nel dubbio se un’azione così privata, il pianto, si manifesterà o no.Il colloquio tra due uomini è serrato è scarnificato quasi per raggiungere lo scopo di far capitolare uno per l’altro in cui le parole vengono esposte come ossequiosi inchini falsificati ogni volta per indurre uno rispetto all’altro ad un cambiamento di relazione di interlocuzione e in perdita dei vestiti morali ed emotivi che la consuetudini impartisce alle relazioni: “Non pretendiamo da lei una tristezza estrema. Quel che chiediamo è che lei versi qualche lacrima e che pianga, anche soltanto per un breve istante, in presenza di testimoni.”.

Il racconto si muove sul non volere che accada la manifestazione del pianto, eppure questo contenere con i dialoghi stretti e incalzanti, non fa altro che ovattare e togliere aria a qualcosa che si vuole che avvenga; viene tolto l’ossigeno con le parole e Dagerman continua così, in questo unico e stretto racconto, a rendere l’aria priva di possibili alternative, tale che l’ossigeno per aprire la bocca viene bloccato, ma non per incapacità, ma perché il desiderio opposto è di piangere e si ha paura di manifestarlo.

http://www.viadelvento.it/

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