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Barcellona / Masticando la pasta delle bolle

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Masticando la pasta delle bolle.

Agnese era uscita di casa così di fretta che i suoi piedi erano nudi e il prato della casa di campgna del suo nonno era posto a Oriente in modo che il sole potesse attrversare gli alberi di melo e blandire con dolcezza sulle pareti del casale. Agnese era convinta che se la pelle del suo corpo poteva sentire le superfici degli altri oggetti e della natura in modo particolare allora lei si

sentiva libera di sognare storie infinite e lasciarsi socchiudere gli occhi per immaginare la loro origine tra le sue mani. Lei voleva diventare una esploratrice e il nonno le aveva regalato due oggetti importanti: la lente di ingrandimento e la bussola.

Quel giorno Agnese, quando il sole aveva imbiancato di luce l’eba del giardino e solo un cerchio grande d’ombra si era disegnata rirverdendo l’erba sotto il grande albero che era stato piantato dal nonno, quando da giovane l’aveva portato da un’altra terra lontana delle Americhe, decise di stendersi sotto quel tronco con la sua lente di ingrandimento.

Allora il suo occhio ingrandì con la lente quei piccoli insetti che scorrevano dal suo piede verso l’erba e poi sul tronco dell’albero che rugoso; erano una famiglia di coccinelle che stranamente si stavano muovendo in gruppo.

Agnese sapeva che le coccinelle se trovate e soprattutto se ti passano sulla propria pelle portano molta fortuna,  allora decise di vedere dove stavano andando di bello. Sembrava di vedere delle piccole palline rosse che srotolavano tra l’erba e che a un certo punto vicevano la forza di gravità per vederle risalire sul tronco dell’albero.

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Barcellona Paola Ricci©Photo

Era  diventata una linea rossa che sinuosa si confondeva col brunire della corteccia dell’albero, ma au certo punto mentre col braccio alzato e la lente vicino all’occhio spunto un altro colore, il bianco candido simile al latte della sua colazione.

La linea rossa saliva e questo piccolo fiume scendeva incuneandosi  nella pelle del tronco dell’albero. La curiosità fu tanta che il suo dito decise di toccare quel liquido e quasi ci si stava attaccando  alla corteccia. Allora Agnese ancora più curiosa lo assaggiò e il gusto era dolciastro e piacevole. Il liquido scendeva e alzando gli occhi al cielo ve ne erano altri di fiumi bianche che scendevano, alllora non avendo niente per raccogliere il liquido corse come un fulmine verso casa per prendere una pentolino di rame.

Corse talmente velocemente che quando uscì di nuovo da casa col pentolino non si ricordò da dove era arrivata e in quale direzione si trovava l’albero magico. Girava attorno alla casa e si perdeva tra gli alberi che la circondavano, troppo distante era stato piantato l’lbero dal nonno e allora Agnese si ricordò che aveva ancora in tasca la sua bussola e l’albero stava verso il sorgere del sole  e con l’ago della bussola prese la direzione giusta  e corse come il vento finchè riconobbe la chioma dell’albero.

Il iquido bianco era ormai sceso verso la terra e il prato era un po’ imbianchito e appiccicoso  sotto i suoi piedi. Col pentolino raccolse quel liquido dolcialstro e corse di nuovo come il vento verso la casa  entrando con furia sbattendo la porta e inciampando nei tappenti che la stavano facendo scivolare ma doveva andare in cucina prima che rientrasse la madre dalle spese. Agnese lo mise sul fuoco pensando di riscaldarlo come il latte voleva aggiungerci del cacaco ma si accorse che quel strano “latte” era diventato una pasta densa e gommosa tanto che era rimasta appiccicata al mestolo come una pallina mobida e porosa.

Assaggiare quella strana forma era il suo desiderio che nella bocca diventò sempre più morbida ed elastica  non fece intempo a gustarene il sapore che sentì la madre entrare in casa e spalancando la bocca dalla sorpresa vi soffio dentro e venne fuori una bolla grande e bianca che copriva il viso di Agnese rendendolo evanescente o soffuso come stare dietro alle tende.

Quella sfera di gomma come di incanto si era formata e coì nello stesso veloce apparire scomparve appiccicandosi al viso sembrava Agnese sospesa in una piccola nuvola  di sapori.

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"lasciate nel sole questo brillare di stelle, come libere parole donate la luce, accompagnatele dove loro vogliono andare / let the dazzling stars shine, like words, to accompany them wherever they choose to go"

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