Lasciate fiorire i carciofi
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Astrattismo

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Ora vi voglio parlare di un’altra idea di pensare all’Arte che si venne a formare verso il 1910, sempre quando c’erano i vostri bisnonni che però non ci possono raccontare molto. Verso il 1930, quando forse nascevano i vostri nonni, l’Astrattismo cambiò nome e diventò

Concretismo, perché quelli che disegnavano si erano accorti che parlare d’arte astratta non era proprio esatto visto che qualsiasi cosa che appariva sulla tela è concreta e propone sempre realtà e allora fu abbandonata la prima denominazione. Voi direte che bella confusione e avete proprio ragione. Ma il termine “astratto” ormai è così comune nella nostra vita che lo possiamo usare anche noi bambini, sembra che dicendo così non esista realtà pratica, la parola stessa deriva da “trarre da” e come se dovessimo tirare fuori dalla parola qualcosa che non vediamo.

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Albero
Paola Ricci©Drawing

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Albero
Paola Ricci©Drawing

Vediamo se questo vi aiuta è una cosa che ha scritto Italo Calvino nelle “Lezioni Americane” a proposito dell’Astrattismo, riportando dei versi di Cavalcante e Dante, questi sono due importantissimi poeti italiani e molto antichi ma che con occhi moderni ci possono ancora insegnare tante cose.

 

Cavalcanti

“aria serena quand’apar l’albore

e bianca neve scender senza veti”

Dante nell’Inferno

“come di neve in alpe senza vento”

 

In Dante il verso è dominato dalla specificazione del luogo “in alpe”, invece Cavalcanti cancellando il paesaggio crea un’atmosfera di sospesa astrazione.

Forse abbiamo imparato già qualcosa che togliendo parole in un discorso noi ci avviciniamo all’astrazione, forse avviene lo stesso anche nella pittura, ora cercheremo di capirlo insieme.

 

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Albero
Paola Ricci©Drawing

L’Astrattismo è quindi una tendenza artistica del XX secolo, che attraverso lo studio degli elementi formali che costituiscono le fondamenta del linguaggio visivo, raggiunge una sempre maggiore semplificazione e abbandona la preoccupazione rappresentativa; come vi dicevo impareremo a togliere cose per “trarre” un modo di vedere e disegnare nuovo.

All’inizio vi sentirete in soggezione perché abbandonare qualcosa d’oggettivo che riconoscete ogni giorno vi potrà far sentire come nel buio ma poi capirete che l’astrazione rende liberi e sensibili.

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Albero
Paola Ricci© Drawing

Vi racconto un lavoro che fece un artista di nome Mondrian che è arrivato all’Astrattismo puro in modo graduale e si può vedere attraverso una serie di tele che hanno come unico soggetto l’albero. Quest’albero nelle varie successioni passa prima ad avere tutti i rami e le foglie e si riesce a capire se la corteccia è grigia di muschio o bella marrone, poi in “Albero blu”, con la linea che cambia, disegna sia il fusto che i rami e le foglie di un unico colore, difficile comprendere se sono foglie o fusto se sono dello stesso colore, non è vero bambini?

Poi in “Albero grigio”, un altro suo quadro, la linea si incurva e disegna tutto l’albero e incomincio a non vedere tanta differenza tra il tronco e i rami e così i miei occhi s’incrociano, ma non preoccupatevi io continuo a vedere un albero. Mentre nel “Melo in fiore” devo dire che non riesco a riconoscere né i fiori né il melo ma solo linee e colori e infine in “Composizione con alberi” devo essere sincero che non vedo gli alberi che “conosco” come il mio caro acero dove mi arrampico con la mia amica del cuore oppure i cipressi del viale che mi porta alla casa in campagna, eppure lui li chiama alberi, egli ha tolto progressivamente al soggetto tutte le sue note individuali, le sue particolarità, sino a ridurlo a scheletro, a stilizzazione, a linea, fino a far scomparire l’immagine dell’albero che conosciamo.

Ora vedete che dipingendo così si può anche diventare dei maghi e far scomparire le cose ma per favore non mettetevi a farlo alla maestra o per gli amici antipatici.

Un’altra cosa forse avrete notato che questo pittore e poi in modo particolare Kandinskij, non concepiva la vita e l’arte come i dadaisti o i surrealisti, impetuosa aperta e provvisoria, ma più spirituale ed interiore.

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Albero
Paola Ricci©Drawing

Che parole difficili voi pensate, il vostro mondo interiore c’è ma forse poco lo riconoscete ma sono sicura che quando avete una gioia o un dolore interiore lo sapete “sentire” forse non riuscite a raccontarlo ma si può provare a disegnarlo non con oggetti che riconosciamo, ma attraverso il “puro colore” o linee e forme geometriche come il quadrato, il cerchio, il triangolo, la losanga, il trapezio e le innumerevoli forme complicate che non hanno neanche nome in matematica, che non ricordano né cani né alberi né nuvole, ora proviamoci.

Continua..

 

 

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