Architettura & Design, Arte
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Architettura Immaginata/ Palazzo Cini

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La Galleria di Palazzo Cini a Venezia a San Vio, inaugura la stagione 2018 con l’esposizione di un nucleo di disegni tratti dalla raccolta del compositore e violoncellista Antonio Certami (Budrio 1879-Bologna 1952), costituita da oltre cinquemila fogli, la maggior parte dei quali è riconducibile al genere dell’architettura dipinta.

 

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Stefano Orlandi (Bologna 1681-1760), Progetto per prospettiva
Penna, inchiostro bruno e acquerello su carta

 

Parlare di architettura dipinta ci porta già sul terreno che affascina, se sia un’ architettura realizzata oppure no, e si manifesta come un ossimoro di valenze contrastanti tra una disciplina che realizza elementi tridimensionali e in uno spazio vivo con quello della pittura che invece è sul piano bidimensionale, non precludendo la  possibilità di animarla in uno spazio vivo attraversabile. Forse quest’ultima dimensione narrata è cavalcata attualmente in realizzazioni cinematografiche che ci rappresentano architetture di scenari fantascientifici realizzate con tecniche di computer e utilizzo di “green screen”.

La mostra è curata da Luca Massimo Barbero e dall’Istituto di storia dell’Arte, il desiderio è quello di realizzare una mostra, nel periodo in cui Venezia accoglierà anche la Biennale di Architettura, di numerosi disegni dell’architettura illusoria e la scenografia e l’ornato che lo compone.

 

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Giovanni Maria Galli Bibiena (?) (Piacenza 1693- Napoli 1777) , Sala magnifica con specchi
Penna, Inchiostro bruno e acquerello su carta

 

Dalle quadrature per pareti e soffitti che catapultano la testa del visitatore immediatamente nelle illusorie stanze con la testa capovolta in alto, il corpo si gira per cogliere tutti i dettagli di ricami ed infinite bellezze, se pur non esistite.

E’ la maestria del disegno e della pittura che annulla la possibilità che tutto ciò non è stato realizzato, ma che invece possa accadere e che in un tempo passato, tale bellezza è esistita.

Il risultato è un affondo nel genere dell’illusionismo architettonico, combinazione tra competenze ottico-geometriche e mimesi dell’ars pittorica.

 

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Stefano Orlandi ( Bologna 1681-1760) Quadratura per parete con scalinata
Penna, inchiostro bruno e acquerello su carta

 

Architettura illusiva fatta di quadrature, sfondati, prospettive, scenografie e campionari di oggetti; l’architettura come inganno è data dagli indizi di profondità e radicati nella nostra capacità percettiva dello spazio in cui se un elemento contraddice delle regole facciamo difficoltà nel stabilire le distanze, l’orientamento o le dimensioni.

Quello che appare lontano per l’occhio umano appare più piccolo di ciò che è posto in primo piano, ma le dimensioni reali non cambiano. Le tavole presenti in mostra rappresentano l’inganno come rappresentazione, non come distorsioni anamorfiche; il disegno e la sua dipintura diventa l’elemento di “mezzo” per cui l’osservatore si trova nella dimensione ingannevole della realizzazione veritiera .

 

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Gaetano Caponeri (Bologna 1763-1833), Progetto per parete e soffitto di una stanza a belvedere, dettaglio
Penna , inchiostro bruno, acquerelli policromi su carta

 

La dimensione della gigantografia che accoglie il visitatore alla mostra lo catapulta subito in questa possibile illusione per cui il disegno rimanda a qualcosa di veramente grande per le dimensioni.

L’interpretazione è d’immagini su grande scala?

Lo spettatore è avvolto subito dalla finzione prospettica, poi nelle sale trova la straordinaria capacità di disegnare l’architettura come fosse concretamente presente la tridimensionalità. La precisione dei tratti dei dettagli è fino all’infinitesimo segno sovrapposto, con le ombreggiature che si dispongono con una precisione così naturale e leggera che sembra che la luce del sole si stia spostando con lo spostamento del capo del visitatore. Quando l’inchiostro e gli acquerelli sono calibrati con tale maestria che non si vede dove finisce una campitura di grigio e dove parte quella ambrata o marrone.

 

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Mauro Tesi (?) (Montalbano-Modena1730-Bologna 1766) Sala rotonda monumentale, dettaglio.
Penna, inchiostro bruno, acquerello su carta

 

I disegni di architettura vanno dal XVII al XIX secolo, sono realizzati “senza cantiere”, con il solo mezzo virtuosistico del pennello; Bologna è uno dei centri nevralgici di sperimentazione in tale ambito. Intere generazioni di quadraturisti e prospettici bolognesi furono attivi per le principali corti d’Europa.

 

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Giuseppe Jarmorini ( Bologna 1732-1816) . Atrio colonnato
Penna , inchiostro bruno e nero, acquerello su carta

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Angelo Michele Colonna (Rovenna Como 1604-Bologna 1687) , Doppio progetto di fondale
Penna, inchiostro bruno e acquerello su carta

alt="Michele Colonna"

Angelo Michele Colonna (Rovenna Como 1604-Bologna 1687) , Doppio progetto di fondale, dettaglio
Penna, inchiostro bruno e acquerello su carta

L’architettura dell’inganno si manifesta nel camminamento tra cortili, corridoi e logge e il nostro sguardo si incunea nel muoversi in questi spazi che sembrano effimeri per la leggerezza del segno e dipintura, ma la ricchezza del dettaglio diventa un viaggio “virtuale” straordinario e l’occhio si avvicina per poterci stare dentro ed immaginare il proprio corpo che volteggia tra colonne e scalinate da percorrere. Le quadrature sono l’illusione, stare sotto e in su contemporaneamente; la prospettiva e trompe l’oeil vengono impiegati in spazi così minuti della carta che sembra dilatarsi il tutto.

 

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Angelo Carboni ( Bologna, doc tra 1739 e 1780) Progetti per le quadrature di una volta
Penna, inchiostri e acquerelli policromi su carta

La quadratura ha il suo fondamento scientifico dalla prospettiva Rinascimentale, dando aspetto pittorico a quello che è lo studio della geometria e dell’ottica. Nel Cinquecento, artisti come Raffaello, Giulio Romano e il Veronese ne rappresentano la freschezza e l’espansione nello spazio per lo spazio; i corpi si muovono in aria stando ancorati all’architettura come personaggi immaginari e si spostano da un luogo l’altro con velocità per la immaginazione degli sguardi alzati in alto, nel Seicento poi diventerà un genere autonomo.

 

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Mauro Tesi (?) (Montalbano-Modena1730-Bologna 1766) Sala rotonda monumentale, dettaglio.
Penna, inchiostro bruno, acquerello su carta

Poi la sezione conclusiva, offre alcuni esempi di disegni per l’architettura reale esponendo alcuni progetti per edifici riferibili dell’età neoclassica. Rapporto tra progettazione e rilettura dei modelli classici e neocinquecentismo è esposto sotto il segno unificante di Andrea Palladio. I disegni di Giacomo Quarenghi, l’architetto lombardo della zarina Caterina la Grande e provenienti da un’altra collezione della Fondazione.

http://www.palazzocini.it/#

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