Arte di scrivere, Editoria
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Antonio Ligabue/Renato Martinoni. Marsilio Editori

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Nella collana Ricerche la Marsilio Editori pubblica un testo del professore  di letteratura italiana Renato Martinoni all’Università di San Gallo. Questa ricerca storica si avvale di documentazioni che trattano il periodo che va dalla nascita dell’artista Antonio Ligabue 1899 in Svizzera, fino all’anno 1919 in cui è espulso dalle autorità elvetiche perché è giudicato “un individuo mentalmente minorato e socialmente pericoloso”. Arriva così in Italia senza conoscere una sola parola d’italiano, vive nella miseria, deriso, abbandonato al proprio destino.

La vita di Antonio Ligabue è fatta coincidere con i luoghi e persone in un’analisi minuziosa ed erudita che permette di capire e comprendere come questo grande artista sia realmente cresciuto e le relazioni che hanno segnato la sua vita fin dall’inizio.

Figlio di un’operaia emigrata, è nato a Zurigo ed è cresciuto in Svizzera. Viene affidato a una famiglia del luogo, che fa di tutto per dargli un’esistenza dignitosa. 

Ligabue (il suo vero nome, ereditato dal patrigno, è Laccabue), sarà un uomo tutt’altro che privo di educazione e di cultura.

Negli anni dell’adolescenza e della giovinezza ha frequentato, pur tra mille difficoltà, le scuole elvetiche. È là che i metodi d’insegnamento e i progressi della pedagogia curativa hanno lasciato in lui un terreno fertile.

Definito artista con diversi appellativi che volessero decodificare il suo genere pittorico, nulla sono riusciti termini come naïf, selvaggio, primitivo o infine come art brut; tutto questo non poteva racchiudere quello che era realmente un artista che l’arte era per lui necessità e aveva acquisito comunque parte di una cultura e di una tecnica. La difficoltà è certamente quella di trovare un riscontro concreto sul reale studio che lui avesse potuto acquisire.

La scuola che lui frequentò fu quella di Marbach e non era certo un luogo di parcheggio morto per “idioti”, ma un luogo dinamico e severo che elargiva stimoli.

Lui riuscì, come scrive l’autore a vedere le immagini fantastiche come reali presenze nei luoghi.

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Renato Martinoni, Antonio Ligabue. Ricerche, Marsilio Editori

Quest’arte come prodotto della follia e del dolore è sicuramente una forma di riscatto per Antonio.

La conoscenza da parte di Ligabue di altri artisti non ci è data come certa però è plausibile che si sia imbattuto in ritratti di  Van Gogh o in qualche paesaggio tropicale di Rousseau.

Nel 1917 i medici psichiatri di Pfäfers rilevano “che il paziente in osservazione mostra in alcuni campi un buon bagaglio di conoscenze”.

Nei documenti presenti viene riportato che il disegno, acquerello e la pittura  occupavano una parte delle giornate della persona.

Il dottore Imboden  parla “di un talento unico per il disegno”, ponendo però questa nota tra le anomalie .

Già dai primi del ‘900, negli ospedali psichiatrici svizzeri si conservano i dipinti e le sculture dei pazienti. Quello che si comprende subito che Ligabue non era un artista che si poteva inquadrare all’interno di un territorio preciso.

Per la prima volta abbiamo uno studio ampio, ma anche circostanziato condotto negli archivi elvetici con presa visione di documenti e di foto che ci danno un quadro dettagliato del periodo storico di vita di Ligabue intrecciato con gli aspetti di didattica nelle scuole e quella medica negli ospedali. Sarà il periodo cruciale per l’artista per gettare le basi di un cammino artistico che Ligabue intraprenderà in Italia.

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