Arte di scrivere, Editoria
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Anterem/ 98. Perché la poesia?

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Il numero 98. della rivista autorevole Anterem è dedicato alla forza della poesia nel pensiero dell’uomo. Nel testo introduttivo del direttore Flavio Ermini illumina la forza incommensurabile che la poesia possiede.

Quando la sua origine sembra il destino del pensiero che l’uomo rincorre anche non sapendo di essere lungo quella scia di espressione. Quello che potrebbe succedere di straordinario all’essere umano nel momento che volge verso la poesia, è di tornare verso lo stato nascente, nel momento che le cose “ si disvelano nella loro natura, nella propria essenza”. Il velo che si scioglie o vola via è l’atto dell’enunciazione del risuonare le parole inanellate tra loro.

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Giulia Napoleone, Il sentiero 1983, matita

Poi un altro “invito”, come un’esercitazione garbata e avvolgente è l’addentrarsi nell’oscurità e solo unicamente grazie alla poesia, questa densa profondità della luce che è l’oscurità può riconoscere l’interiorità dell’essere umano come esistenza nell’essere in un mondo circostante.

“ Perché poesia? Per sottrarci alla caduta; per cercare di risalire all’interrogazione originaria; per parlare nel senso della rivelazione…” Flavio Ermini

Come se attraverso la poesia siamo in grado di orientarci non a noi stessi come esseri superiori, ma in quel caos inteso come unità primordiale di creazione del cosmo e della natura. Quella condizione fluida e indistinta che permette di catturare l’elemento primordiale. L’accadimento come forza propulsiva inevitabile ed è così che la poesia si avvale di questa forza di materia e matrici che germinano altro.

Trovo forte è visivamente “creativo” il passaggio quando Flavio Ermini in cui dice: “ La prospettiva dell’essere non è sola umana, ma riguarda tutta la natura vivente ed esistente. Nel nostro incerto cammino-dentro la nostra estraneità, verso il sorgivo colloquio che ci interroga, oltre la nostra individuale- noi cerchiamo la salvezza, pur consapevoli che ogni salvezza che non provenga dal pensiero della physis è ancora precarietà, prossima com’è al pericolo.”.

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Giulia Napoleone, Frammento infinito 1992, inchiostro

Il “temperamento” della natura poetica è quindi quell’essenza che genera altra energia e la natura come essenza degli elementi che sottende gli infiniti scambi energetici, attinge alla sua essenza “poetica” che supera il logos.

Phylis è il principio e causa di tutte le cose e la sua risultante nella “natura” sottende a un ponte invisibile che li unisce ed è la “poesia”.

Questo numero ha i contributi di diversi autori: Claudia Azzola poetessa, Giorgio Bonacini, scrittore, Silvia Bre, poetessa e traduttrice, Gio Batta Bucciol, docente di letteratura tedesca, Laura Caccia, poetessa, Enrico Castelli Gattinara, filosofo, Lyndon Davies, poeta, Antonio Delogu, professore di filosofia, Michael Donhauser, Paul Eluard, Flavio Ermini, Valentina Gosetti traduttrice poetica, Dominique Grandmont, Enzo Lamartora, Carla Locatelli, Elena Mandrussan, Adriano Marchetti, Alberto Martinengo, Fabio Merlini, Michèle Métail, Umberto Morello, Giulia Napoleone artista, Rosa Pierno, poetessa, Giancarlo Vianello.

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Giulia Napoleone, Oscurarsi 1984, inchiostro

L’intercalare dei testi e delle poesie è dato dalle immagini delle opere di Giulia Napoleone che come mappature cosmiche rilevano l’infinto e infinitesimo dettaglio di ciò che un elemento grafico pittorico possa racchiudere la materia di terra cielo, aria e acqua che è il punto. Come la polvere esso racchiudere origine e fine nello stesso tempo come se il cerchio di percorso essenziale del sentire si allarga e si dipana nel vagare dell’occhio sulla tela o sulla carta da lei elaborata. Sono equilibri sottesi nel non citato, sembrano onomatopee del vivere sottile e fugace di ogni giorno diverso, dove l’intrecciare del segno è il fulmineo passaggio di sonorità della natura che si ascoltano nell’osservare le sue opere avvicinandosi e allontanandosi con leggeri passi di danza corporea. Lo spazio elaborato non è altro che il suo vagare sublimandone la distanza dalla sua mano e dal segno espresso, poi tutto si amplifica anche solo nel perturbabile desiderio di scomparire risucchiata in quello stesso spazio.

Alberto Martinengo nel suo testo affronta le tematiche attorno al fondamento delle Metafore. Egli ritiene che la rappresentazione più riuscita nel porsi questo incipit interrogativo sul linguaggio poetico in Hölderlin di Paul Ricoeur sia sulla diversificazione della costruzione linguistica dell’esperienza.

Paul Ricoeur era un filosofo francese concentrato sulla ricerca del concetto di senso, di soggettività e di funzione euristica dell’immaginazione.

Così c’è il linguaggio simbolico, il linguaggio metaforico e la narrazione.

“Ricoeur considera il simbolo, la metafora e il racconto come le modalità primarie di produzione dell’esperienza, proprio in contrapposizione con le filosofie “non-linguistiche”- nel suo caso la fenomenologia husserliana. Il linguaggio simbolico dà voce ai modi dell’esperienza…..; lo stesso si dovrà dire del racconto, che appare per Ricoeur come il medium in grado di garantire la continuità dell’esperienza….” Alberto Martinengo

Quello come tratta la metafora Paul Ricoeur, come terzo elemento del suo modello, che riesce a dare una risposta diretta sul “linguaggio poetico” in Hölderlin.

“Wo aber Gefahr ist, waechst das rettende auch”

(Dove c’è pericolo, cresce anche ciò che salva.)

Friedrich Hölderlin

L’uso della metafora è per mettere davanti agli occhi ciò che gli occhi non vedono, ciò che sembianza è in apparenza manifestata in un’esperienza vissuta o che accadrà nel momento che è decantato nelle parole. Allora Aristotele nella Poetica scrive che la capacità di metaforizzare bene non è un’abilità che si apprende dagli altri, ma una disposizione d’ingegno. Visualizzare un pensiero è come distaccarsi dalle parole per ricongiungersi nel vedere attraverso il logos. Occorre una forza per rimanere ancorati al mondo è staccarsi da esso perché questa disposizione d’ingegno sgorghi liberamente e modificandosi.

“Ricoeur suggerisce perciò di parlare della metafora nei termini di un errore categoriale calcolato: costruire metafore significa forzare i limiti della predicazione abituale…” Alberto Martinengo.

Quello che Ricoeur esprime nella metaforizzazione è “una risposta significante” difronte a quell’imprevisto che è l’incongruenza che si decanta.

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Giulia Napoleone, Sera 1983, pastello

Enzo Lamartora ci introduce al lavoro poetico di Dominique Grandmont, poeta francese nato nel 1941 e vincitore di diversi premi e direttore di riviste letterarie.

Trop bleu le ciel
marche à l’envers un
caillou le chemin
cet arbre porte
ouverte le sol est une grande
odeur de drap frais
et donc scènes d’avance
écrites l’horizon qui
ne peut mourir
entre des rails ou
vieux mots ridicules
papillon fleur brisée

Troppo blu il cielo
cammina all’indietro un
sasso il cammino
quest’albero porta
aperta il sole è un grande
odore di lenzuola fresche
e quindi scene scritte
in anticipo orizzonte che
non può morire
tra i raggi o
vecchie parole ridicole
fiocco fiore spezzato

Il suo incedere è come esplosivo senza irrompere nessuna lacerazione, un incedere velato verso inconscio e surrealismo in immagini offuscate. Il testo studio di Enzo Lamartora cammina delicatamente tra riferimenti storici e letterari di come l’inconscio freudiano abbia trovato un terreno nuovo in cui la scissione surrealistica non è salvifica, ma diabolicamente attiva. Scoprire che il linguaggio non è verità, pone il testo poetico nella possibilità che l’espressione è posta senza giudizio senza nessun filtro interpretativo. Il paradosso è vivente e amabilmente musicale sulle righe delle parole.

“E’ importante dire subito che nell’opera di Grandmont la scrittura non è vuoto esercizio di stile, occupazione notarile di analisi. Non è questione di estetica, non soprattutto, ma di etica, di umanesimo, di attenzione ai fragili…” Enzo Lamartora.

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Giulia Napoleone, Riva, 1991 inchiostro

Rosa Pierno nel suo testo di prosa. Il contorno delle ombre.

Non riesco a staccarmi facilmente dalla piacevolezza che è l’ombra scissa dalla fonte che la genera, è fonte di un dialogo pregnante di suoni nuovi. Il testo di Rosa Pierno è come se l’ombra è fortemente energia rigeneratrice di improvvise sensazioni.

Quello che scompare non fa scomparire le ombre e si aprono materie evaporanti come l’anima nella cultura greca.

Per i greci, vi era chiaramente uno stretto rapporto tra l’aria, il vuoto e l’infinito, sia perché l’anima è stata considerata come una particella così eterea che evapora nella morte, o semplicemente perché l’aria fino all’orizzonte rappresentato per quanto l’occhio può vedere.

https://www.anteremedizioni.it/

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