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Al contrario

Quale è il desiderio di sapere come va a finire un  fatto ?  E’ di poterlo vedere al contrario?

Riuscire a vedere prima la fine per poi scoprire cosa era successo all’inizio ?

 

Quello che ci tiene sospesi in un film è scoprire la fine della storia, ma nella vita vedere la fine di un evento o la conclusione di una sequenza di eventi è sempre qualcosa che ci trascina a fare delle deduzioni affrettate, quasi spesso anche scontate nelle descrizioni. Le sequenze della vita possono essere anche una ripetizione della proprie modalità di essere, ma preservano una  serie di incognite nell’intuizione. Questo ossimoro è l’espressione che si possono capovolgere gli eventi della propria vita, e osservare  i  comportamenti, per raggiungere  nuovi risultati.

 

Paola Ricci© Photo

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Osservare la natura ha invece  qualcosa di misterioso in ogni momento che cerchiamo di intuire l’evento, non c’è ossimoro;  un tramonto può avere una luce che gradatamente rosseggerà nel cielo, ma non è detto che questo avvenga in una progressione di luce e di suoni;  il contadino ci ha insegnato che “rosso di sera buon tempo si spera”, ma  l’ordine temporale nella natura è qualcosa di “osservabile” e non costituito.

 

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Il destino sembra un insieme di aspetti che  galleggia intorno a noi e che scandagliamo  nella nostra mente, quando non sappiamo con coraggio affrontare dei nuovi passaggi, nuove “fratture”, nuove fluidità manifestate.

Il destino guardato al contrario è il futuro. James Hilman fa corrispondere al destino il proprio modo di essere, dalle scelte che noi facciamo dettate dal nostro stesso carattere.

Rivedendo delle immagini di un evento al contrario, la dimensione psichica compie quello che è una  riappacificazione corporale con la mente; si sente che quel evento si è concluso e non può sfociare in qualcos’altro di misterioso. Così in un  film il flashback  ha il sapore di portarci a essere a casa e che nulla può succedere perché  sappiamo dove ci porterà LA STORIA. Ma  la storia non si fermerà mai,  quindi il tornare indietro  è solo un espediente per non sostare sull’osservazione intensa dell’attimo che si vive e non su quello che accadrà che per molti versi è sconosciuto. Non sapendo se questa immagine del bosco è data dal passaggio di uscita o di entrata, tutto ciò può dipendere da come la propria mente vuole osservare.

 

Paola Ricci © Photo

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“I molti casi sono i sensi, prima di tutto, a cogliere l’ordine: L’osservatore percepisce nelle forme , nei coloro o nei suoni dinanzi  a cui si trova una struttura organizzata, ma arduo, e forse impossibile , trovare esempi nei quale l’ordine di un oggetto o di un evento dato si limiti a quanto la percezione manifesta direttamente. Piuttosto, l’ordine percepibile tende ad evidenziarsi ed a venir compreso come riflesso d’un ordine che lo sottende, sia esso fisico, sociale o conoscitivo.” Rudolf Arnheim.

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