Editoria, Scrittura
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Adulterio e altre scelte / Andre Dubus. Mattioli 1885 Editore

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Andre Dubus (1936-1999) autore americano del XX secolo è stato riconosciuto come un narratore che è riuscito ha fotografare con la scrittura spaccati americani immersi in una visione corale di reazioni umani nei loro percorsi di vita.

Il riconoscimento come spesso avviene è arrivato dopo decenni dalle sue pubblicazioni. E’ stato scrittore di culto per autori come Dennis Lehane, Peter Orner e Stephen King, dedicando la sua vita a scrivere racconti e insegnare scrittura.

La casa Editrice Mattioli 1885 ha pubblicato nella sezione “Frontiere” il volume “Adulterio e altre scelte”. Si presenta come la tripartizione della vita in tre momenti diversi e separabili vissuti, comunque letti come un corale inanellare della vita che si sviluppa tra adolescenza, incontri adulti, amore vissuto e perso e morte non come fine vita, ma come occasione di dischiudere quelli parti di corpo sopite nell’oblio.

Questo testo fu pubblicato nel 1977 ed è il secondo libro di racconti dell’autore, confermando la densità delle “short story” che non hanno niente di meno ad un romanzo unico.

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Andre Dubus.-Adulterio e altre scelte Edizione Mattioli 1885

Nella prima parte Dubus esplora quella che la giovinezza dovrebbe essere sinonimo di freschezza con i suoi minuziosi rapporti con i genitori e le famiglie che girano attorno agli adolescenti; come trottole che appaiono all’improvviso. Divide la dolcezza tra azioni non protette e integerrime, immergendo all’improvviso lo spaesamento di entrambi i ruoli, genitori e figli. Dove le discipline che si voglio enunciare rimbalzano sui silenzi dei bambini o lottano con le debolezze degli entrambi i ruoli.

Poi nella seconda parte appare il mondo delle caserme che sembra contrapposto tra quello che è il maschile con il femminile. Dove i rumori e suoni delle caserme diventano anche quelli di una narrazione intraspecifica e psicologica e gli abissi dei vuoti diventano scene da far galleggiare in superficie.

Il finale è la lunga novella “Adulterio”, di una densità tale che appare come un romanzo condensato; senza perdersi in troppi labirintici descrizioni di fatti e sequenze sceniche arriva letteralmente alla ‘carne’ che ascolta sulla pelle cosa sta accadendo ai protagonisti dell’adulterio.

Il volume è accompagnato, nel finale, da un testo critico che la casa Editrice Mattioli 1885, inserisce e amabilmente scritto da Nicola Manuppelli che è anche il traduttore del testo. Manupelli intitola non a caso “Il rito in Andre Dubus” il testo critico, perché la ritualità è quella forma ‘ossessiva’ che la scrittura di Dubus permea in quasi tutti i passaggi descritti, che non hanno forma strutturata con frasi lunghe e concatenate, ma ha la bellezza di realizzarle con una punteggiatura calibrata e quasi impercettibile, ma fondamentale nel suo schema di scrittura. Nicola Manuppelli scrive a proposito:

Attraverso la curiosità, i protagonisti di Dubus attaccano i riti. Non perché non li accettino, ma perché li devono fare propri. E Dubus, assecondando il movimento, attacca la forma racconto, i paragrafi, le parole; apre queste ultime e le duplica, le scava, le moltiplica. Ci sono molti punti e virgola e due punti e lei e lui quasi a creare infiniti giochi di specchi. Come se stesse inseguendo un’immagine”.

I testi di Andre Dubus sono pubblicati in Italia solo dalla casa editrice Mattioli 1885 che accolto e scelto questo autore dalla pelle narrante. Egli si sospinge su una modulazione quasi circoscritta alla contraddizione non palese.

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Andre Dubus “Adulterio e altre scelte” Edizioni Mattioli 1885

Leggendolo si ha sempre la sensazione che lo sviluppo della storia non avvenga in modo lineare, ma come se lui riuscisse a stare in bilico negli eventi che si muovono procedono nelle diverse direzioni. Uno sviluppo circolare come se dalle prime righe di testo il concetto è già abbozzato è già manifestato.

Sono i grandi assiomi che sono intrisi nelle righe di quest’autore, come povertà, violenza, crimini, dolore, fatica, gioia e poesia e quello che avviene al lettore è che tutto ciò ed altro arriva come una cascata che non pulisce non lava, ma ammanta come fosse uno strato appiccicato alla pelle.

Il libro inizia con la dedica dell’autore alla madre e al ricordo di suo padre. Ho trovato destabilizzate nella sua bellezza, tratto da un testo di Anton  Cechov “Una storia noiosa”. Adducendo alla consapevolezza, che se esistono forze maggiori e inspiegabili alle influenze esteriori, allora occorre vedere come elementi di natura e di semplicità sono solo rilevanti come sintomi e non fanno perdere l’equilibrio che si ha o si ottiene.

Vorrei individuare solo alcuni dei diversi racconti presenti. “Rimorso” è un racconto che ho trovato intenso dove è possibile percepire le facce e le espressioni ben chiare dei personaggi e in particolar modo del padre e del figlio.

Un figlio che vuole suonare uno strumento musicale senza aver minima conoscenza della musica e si confronta col padre. Il genitore appare che non conosca bene il figlio e attraverso questo desiderio e questo messaggio trasversale si delimita una situazione che trasuda di assorbente passaggi delle diverse emozioni. Sono i sudori manifestati che formano metaforiche macchie tra i loro dialoghi.

“I suoi occhi azzurri lo fissavano, e Paul poteva scorgere in essi lo stesso silenzio di quando lui e suo padre erano intrappolati in un’auto, e il sollievo che provava ogni volta che lo vedeva partire e la paura di quando lo vedeva arrivare”.

L’autore protegge il bambino catapultandolo in sogni dove l’esistenza può essere messa a rischio per l’incontro con persone dalla natura dubbiosa tra il bene il male, ma nello stesso tempo lo preserva in un mondo che nella sua irrealtà è desiderato. Una forma di protezione è stemperata, annullata con la rivelazione che quello che era inizialmente la paura di un no al desiderio di uno strumento, diventa l’accettazione dell’adolescente ‘incerto’, da accogliere e da non giudicare. Tutto è descritto come una turbolenza, ma con la consapevolezza di un padre che si rivela.

Quello che poi è il finale dei racconti che è il titolo al volume è “Adulterio” con l’incipit bellissimo, che lo scrittore riporta “L’amore è una direzione, non uno stato d’animo”, di Simone Wril, Waiting on God  a Gina Berriault, scrittrice e sceneggiatrice statunitense.

Questo racconto “spaventa l’anima” è la sensazione che ho sentito alla fine della lettura. Non per la descrizione o la presenza di fatti e parole, dove la sorpresa è dettata da un improvviso manifestarsi di mostri, ma per la determinazione di come la figura femminile si spella totalmente di quello che possono essere le convenzioni sull’adulterio. E’ narrato come una condizione necessaria, quasi obbligata per lei per sostenere la morte concreta dell’amante.  La distruzione di una relazione è un atto di morte che lo scrittore amplifica con la morte concreta di un uomo; l’adulterio per salvare quello che resta di questo stare vicino alla morte.

Se ne esce da questa lettura con una paura salvifica, non circoscrivibile è quindi vera fatta di massa di carne e di odori che ti rimangono addosso.

“ Perché se già dormiva, lei sarebbe salita sulle scale al buio in silenzio, si sarebbe spogliata e sdraiata accanto a lui senza riuscire a prendere sonno, e avrebbe sentito l’intera casa avvolgerla e accarezzarla con quella paura a cui non riusciva a dare un nome”.

A volte fare una recensione a un libro porta a trovare che il testo e l’autore sono una simbiosi che ci ricorda qualche altro scrittore o fenomeno letterario, ma questa volta nel leggerlo si sono spostate le  allusioni sull’autore  stesso. E’ come che leggendolo leggi due volte o anche più volte, sentendoti portata in un labirinto di specchi dove vedi gli altri fuori, ma rimani dentro finche il finale ti arriva di colpo.

“Si mette a piangere in silenzio, non per Joe o per Sharon o per Hank, ma per se stessa”.

https://mattioli1885.com/?s=Dubus

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