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1.3 Il pettine -sega

Anna non riusciva ad alzarlo per quanto era grande e allora decise di trascinarlo; non riusciva a controllare il peso di questo grande oggetto e mentre passava nel bosco esso sradicava alberi che cadevano a terra sfiorando il corpo minuto d’Anna. Questo pettine gigante tagliava come se fosse una sega affilata i tronchi degli alberi, e quando Anna cadde a terra per la fatica di trascinarlo il suo sguardo si fermò sul tronco reciso, esso sembrava il cuore ……dell’albero come un lago su cui era stato lanciato un sasso che sparito nel nulla o nella profondità della terra delle sue radici non ti faceva specchiare il tuo viso. Anna si rialzò e decise di scoprire a chi apparteneva questo misterioso oggetto, tornò sui suoi passi e si accorse che dove l’aveva trovato c’erano delle impronte grandi e decise di seguirle.

Arrivò dove il sentiero si allargava e le apparve una larga conca in cui il prato arrivava dove l’occhio non poteva immaginare, al centro di essa vi era un grosso castello circondato da un fossato. Si avvicinò all’alto portone e con grosse pietre scagliate riecheggiò un suono metallico che si espanse in tutta la conca. Si aprì il portone e le apparve una donna immensa e tonda come una collina di grano e bianca come una nuvola serena, si chiamava Ombra e tutto la oltrepassava senza tagliarla ma non svaniva mai neanche nel buio più scuro che si poteva immaginare.

Ombra aveva perso il suo corpo e solo guardando nel cuore degli alberi l’avrebbe ritrovato; però aveva perso l’oggetto che poteva aprire questi cuori. Allora Anna comprese che l’oggetto che aveva trovato fosse quello che Ombra aveva perso; la portò nel bosco dove stava disteso il gran pettine-sega già ricoperto di foglie cadute e Ombra felice decise di raccontarle la sua storia. Lei viveva sola in quel castello e nessuno si era avvicinata a lei perché era immensa e alta come una dolce collina e non le restava che camminare sola nelle notti di luna piena senza incontrare nessuno. Una notte sentì una voce di aria, era quella di un cipresso che si era innamorata di lei, si distese sulla sua lunga ombra che la luna proiettava sulla valle e rimase tutta la notte distesa sulla sua ombra come fosse una coperta e un letto nuziale. Ma una notte di luna piena Ombra decise di tagliare l’alto cipresso per portarlo a vivere nel suo castello e usò quel pettine gigantesco per recidere l’alto fusto. Toccò così il cuore dell’albero e il suo lago incominciò a lacrimare trasparenti e dolciastre perle gialle e ci fu solo il tempo per sentire la voce del cipresso che le disse: “Tu avrai il mio corpo e perderai il tuo, e non ti potrò più parlare e fare ombra nelle nostre notti nuziali. Da allora si chiamò Ombra e le rimasero solo dei semi del possente albero che morì.

Anna nella sua attesa  che i semi nelle sue mani fiorissero e dessero vita era perché il suo cuore si stava nutrendo di desiderio che avvenisse quella nuova crescita. Anna la sua casa l’aveva ricostruita e tutto era  avvenuto perché  semplicemente c’era sempre una luce accesa in una stanza  nelle notti in cui non arrivava l’oscurità delle bianche estive serate.

Il pettine-sega

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