Lasciate fiorire i carciofi, Scrittura
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1.2 La casa della pelle

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“La pelle dell’albero”, laboratorio didattico presso il Museo “Explora” di Roma, del 2001.

L’esperienza laboratoriale si è sviluppata in estate 2001, nel Museo Explora di Roma, in una settimana di luglio i bambini erano presenti dalla mattina fino al primo pomeriggio con una pausa pranzo. Gli obbiettivi, di questa esperienza, erano di permettere al bambino di contattare la sua parte emotiva, del suo corpo, del movimento, della sua pelle con altre pelli di oggetti

naturali, attraverso un racconto ed elaborazioni artistiche. Il bambino, dopo questa esperienza, ha raggiunto una consapevolezza emotiva che quello che agisce sulla sua pelle e che viene dall’esterno lo mette in contatto col suo sentire interno in modo più fluido e naturale, rendendo il mondo naturale esterno un mondo “reale” più concreto; il contattare il mondo esterno, attraverso l’emozione, porta il bambino ad una contemplazione della natura più attenta, più rivolta ai dettagli e all’osservazione.

 

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La casa della pelle
Photo Collage©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

 

I bambini sono della scuola materna e alcuni di 6 e7 anni; il primo giorno stiamo in uno spazio semibuio, adibito alle proiezioni video. L’atmosfera è raccolta e inizia la visione d’immani che raccontano di un artista che incontra l’albero. L’artista scopre che lasciando le impronte delle sue mani su troco dell’albero incontra la pelle del tronco. Le immagini proiettate nel buio della sala si susseguono; il testo, con i disegni e le fotografie di opere d’arte e di natura sono sovrapposte e trasparenti, come fosse un piccolo film. Il racconto continua con la visione delle opere dell’artista, i disegni e le sculture in rapporto con la natura, di come sono state eseguite dall’artista, ma sempre restando in una narrazione favolistica. La storia li catapulta in un mondo nuovo, dove non c’è differenza tra la pelle umana con quella dell’albero. I bambini incominciano a chiedersi a voce alta: “La pelle della mano è uguale alla pelle dell’albero, o alla pelle delle foglie?”

 

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La casa della pelle
Explora, Roma
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Immaginano, dal racconto, che toccare un oggetto è come se la sua superficie si trasforma ed è cambiata dalle mille impronte lasciate sull’altra pelle. Dopo la proiezione delle immagini, incomincia la fase del primo gioco laboratoriale. Ai bambini era stato detto di portare da casa i frutti che avevano e che quotidianamente loro toccano. Il colore naturale della pelle del frutto ispira ogni bimbo a scegliere un colore per lasciarci le sue impronte; vedere la sua pelle disegnata sul frutto con colori diversi. Il rosso della tempera spalmato sul palmo della mano, lascia l’impronta sull’arancia, mentre per un altro bambino potrà essere il giallo e poi il blu e altri mille colori diversi. I bambini scoprono che la loro pelle è anche la traccia che rimane segnata, visibile sugli oggetti naturali e vivi. Si domandano a voce alta: “Ma quella traccia lasciata sarà indelebile sui frutti o cosa avviene se tocco la pelle di altre persone?”.

 

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La casa della pelle
Explora, Roma
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Con i colori atossici i bambini lasciano, all’inizio, le loro impronte sulla carta, stesa sui tavoli del laboratorio e poi sul loro frutto. Toccato con le loro mani colorate il frutto scorre, sempre sulla carta poggiata sui tavoli. In questo gioco, i frutti scorrono come su una “strada” di carta bianca, dove e i bambini possono rilasciare la loro dimensione tattile della pelle insieme a quella del movimento del corpo. Scoprono così che il contatto tra la loro pelle e quella del frutto c’è una dimensione ludica, cromatica e di movimento e che riescono a sentire la loro pelle perché toccano il colore, la carta e il frutto. Il colore diventa il mezzo che attiva questa dimensione emotiva.

Il giorno seguente lo spazio d’azione si sposta all’esterno del Museo, dove ci sono gli alberi e il prato. Il gioco consiste nello stare a contatto di elementi della natura osservandoli in un altro modo. Il dito indice, della propria mano, diventa un pennello immaginario. Posti per terra i bambini, sotto alcuni alberi guardano le chiome, li invito a disegnare nell’aria con il loro dito, seguendo quello che l’occhio percepisce. Poi dopo questo piccolo momento di contemplazione, distesi a guardare la punta dell’albero disegneranno le forme che vedono e con i colori che scelgono. Posti sul prato i bambini, ognuno col proprio dito mescola i diversi colori e disegnano sui fogli di carta quello che hanno visto e sentito; guardando dal basso verso l’alto il tronco e le chiome degli alberi, senza cercare di trovare una somiglianza, lasciano che le sensazioni diano forma a un disegno dell’essenza dell’albero. Diventa un disegno emotivo, che racchiude la contemplazione dell’erba e delle foglie e del tronco dell’albero.

 

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La casa della pelle
Explora, Roma
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Poi rientriamo nel Museo, abbiamo raccolto delle foglie o alcune portate da casa nelle loro passeggiate fatte in altri giorni e in altri luoghi. Le mettiamo sulla carta in cui ci sono le impronte colorate lasciate dai loro palmi e dai frutti. Nel giorno seguente, andiamo alla scoperta della pelle dell’albero, non potendo staccare la corteccia, perché priveremmo l’albero della sua protezione, decidiamo di “catturare” la sua pelle facendone uno stampo e così lui non soffrirà. Tocchiamo l’albero e lo abbracciamo e ci giriamo attorno, poi prendiamo della carta velina bianca o marrone e bagnandola la stendiamo sul tronco dell’albero e con dei rulli morbidi spingiamo la carta sulla corteccia. Il giorno dopo i fogli saranno asciutti, li stacchiamo e li attacchiamo in fila con lo scotch di carta. Diventano dei tronchi di pelle d’albero. Le mani dei bambini sulla carta bagnata e che cercano e sentono i diversi rilievi della pelle dell’albero, sono tutte azioni sinestetiche che il bambino memorizza sulla propria pelle che tocca e sente le diverse superficie. Il gioco si avvicina alla conclusione della settimana e con i bambini vogliamo ricreare un albero immaginario su cui ogni sensazione vissuta nei giorni passati si depositi su quella carta che alla fine sarà altro.

 

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La casa della pelle
Explora, Roma
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Un altro gioco inizia e che preclude il finale, la carta distesa per terra bianca e ancora non “toccata”, diventa improvvisamente un luogo dove danzare a piedi nudi su quello che sarà la pelle del tronco del loro albero vivente Poi con i giocattoli portati da casa, ogni bambino lo immerge di un colore a lui preferito, e rilascia le linee su cui scorrono i suoi pensieri come tracce sulla carta, sarà il tronco immaginario dell’albero, ci sarà anche la pelle dell’albero ricavata con la carta velina asciugata e rullata sul tronco; saranno attaccati come in un collage le impronte di mano colorate insieme alle tracce delle pelle dei frutti colorati che sono state ritagliate e insieme alle foglie raccolte.

A conclusione della settimana i bambini hanno vissuto una storia fatta di narrazione, contemplazione, gioco, realizzazione di disegni e collage per arrivare ad avere un albero creato da loro, ma realizzato con il contatto reale con gli alberi esterni nel giardino. Hanno realizzato in uno spazio il loro albero con la loro pelle e quella dell’albero che è fuori e vivrà ancora altri anni insieme a loro.

 

La casa della pelle, laboratorio didattico svolto in una scuola elementare di Roma 2016.

Nell’esperienza didattica si è svolta in una classe di IV elementare in due pomeriggi in orario extrascolastico. Si sono svolte diverse esperienze, ludico artistiche, che hanno coinvolto venticinque bambini con alcuni obbiettivi educativi simili “toccati” dai bambini di scuola materna, come il corpo, il movimento e la pelle. Si è aggiunto un altro aspetto della grazia interiore attraverso il gioco e il movimento, e cioè la possibilità di esprimere i “no” inespressi, per liberare il corpo delle tensioni accumulate e ritrovare in parte una grazia persa. Nei bambini di scuola materna, il corpo e la pelle è attivata attraverso il “contatto” diretto e materico; emergere il “tocco” come una sensazione attiva della pelle che dirigendosi verso un’altra pelle, quella dell’albero, ci racconta una storia d’immaginazione. Nei bambini di scuola elementare l’ascolto della musica attiva la danza e la libera espressione del corpo nello spazio. La danza rappresenta il piacere del movimento ritmico. Il bambino nato innocente è desideroso di piacere e gioia, crescendo si scontra con la volontà del piacere e per vivere non può altro che reprimere le sue sensazioni e costruirsi un’accettabile maschera di comportamento. Un’alternativa ci sarebbe; come dice Lowen, permettiamo al bambino di accogliere l’inaspettato come un momento creativo. Immaginazione che troviamo nella postura del corpo, nel movimento, nella danza e nel vivere i sogni depositati sulla pelle. La libera camminata è per ritrovare la propria dignità corporale, sentire il proprio corpo da dentro. L’utilizzo dei mezzi di ripresa filmica come la video camera e il GoPro, da due punti di vista diverso, permettono di individuare e studiare, nel rivederli, aspetti posturali dei singoli e del gruppo e le dinamiche di coinvolgimento nella danza o di imitazione del movimento tra i vari bambini.

 

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La casa della pelle
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

 

Nel primo giorno la musica inizia e i bambini incominciano a muoversi liberamente. I bambini vedono lo spazio della carta bianca per terra e vanno subito a saltare e danzare sulla carta e non sul resto del pavimento della palestra. Scoprono, come il loro movimento dei piedi con i calzini, provoca un suono “piacevole” sulla carta, e danno l’impulso al “bisogno” di esprimere la “propria grazia”. I bambini che si rendono conto di essere ripresi dalla videocamera e attivano un movimento maggiormente “energetico” e di “piacere”, come se la macchina da ripresa sia un occhio che gli consente o gli dice “puoi divertirti”. Nelle registrazioni video, s’individuano due punti diversi di osservazione, uno è il contatto tra i bambini e l’altro il contatto con la loro stessa pelle quando si distendono liberamente per terra, e la stessa cosa era avvenuta con i bambini di scuola materna. La macchina da ripresa non ha solo documentato i loro movimenti, ma ha anche invitato a usare parti del corpo in modo diverso, così i piedi sono diventati “l’oggetto musicale” di contatto con la superficie della carta che muovendosi emetteva un suono. Poi tutti a terra i bambini e con l’urlo di gioia gridano: “Disegniamo”. Si muovono in diversi punti del foglio condividendo il foglio, come uno spazio personale, ma anche di gruppo e così uno disegna in un punto e poi va a disegnare in un altro posto. Anche questa piacevolezza di condividere spazio e contatto con la terra l’abbiamo vista con i bambini di 3 e 4 anni. Dopo ci mettiamo tutti in cerchio interrompendo il disegno a terra; presento ai bambini un mazzo di carte disegnate da me e li invito a scegliere una carta a caso dal mazzo senza vederla; sono carte su cui sono state disegnate le parti del corpo: la testa, il busto, il braccio sinistro e il braccio destro, la gamba sinistra e la gamba destra.

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La casa della pelle
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Si formano così i sei gruppi di quattro bambini e dovranno, disponendosi per terra per realizzare il corpo di una persona unica. Indirizzo i bambini a disporsi in contatto tra le parti, chi compone la testa con busto, chi fa parte del braccio a unirsi ai bambini che sono il busto, poi infine con i due gruppi delle gambe. Poi io incomincio a segnare con una matita il confine del corpo unico e li lascio andare a disegnare il loro ritratto su un altro punto della palestra. Taglio la sagoma del corpo, ricavato dal segno sul foglio. Alcuni bambini improvvisano nuove danze per tutta la palestra. Poi tutti insieme solleviamo da terra la sagoma ritagliata di questo corpo di carta, dove ci sono tutti i disegni dei bambini. Loro si mettono attorno alla sagoma di carta e sotto di essa e incominciano a muoverlo tenendolo sempre molto alto e sollevando le braccia in alto. Poi io tiro fuori un palloncino rosso e lo pongo sopra il corpo di carta sollevato; i bambini iniziano a ondeggiare il corpo allora più velocemente e cercando di non fare cadere il palloncino a terra.

 

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La casa della pelle
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Tutti i “NO”, non verbalizzati, per il bambino sono tensioni accumulate sul corpo. Le costrizioni ora si sciolgono e si manifesta il gioco col palloncino che rimbalza sulla sagoma del corpo disegnato. Si ripone la sagoma a terra e si constata che “non è successo niente”, il corpo di carta non si è fatto male e tutti noi abbiamo applaudito al corpo “salvo”. Questo è stato un momento di restituzione delle tensioni dei “NO” sciolte, depositando il corpo di carta per terra che è stato umanizzato dai bambini, non ha provocato dolori anzi è stato gioco e movimento e non ha soffocato il Sé. Nella seconda giornata i bambini si sono posti in cerchio e a contatto con il pavimento della palestra, si passa con il GoPro a chiedere a ciascuno di scegliere una parte del proprio corpo che piace e di lasciarsi fotografare la pelle della parte del corpo scelta. Mostrano senza toccare quella parte del corpo scelta per farla fotografare. Guido, invece, tocca con il dito il polpaccio che ha scelto e alla fine della ripresa lo tocca con tutte e due le mani.

 

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La casa della pelle
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Anche Maria con il dito picchietta due volte sulla mano scelta, come un’azione di convinzione del “contatto”. Dopo questa condivisione della pelle di ciascuno, invito a immaginare qualcosa e dico: “Cosa, sta toccando la mia pelle?” o “Che cosa cammina sulla mia pelle?”. Immaginate di disegnare quello che succede sulla vostra pelle. Si dispongono a terra per tutta la superficie della palestra. Alessandro decide di mettere “in contatto” il suo braccio scelto, direttamente sulla carta e di farne la siluette con la matita. Per Alessio la mano è diventata un mare o un lago, dove sfocia un corso d’acqua che attraversa, tutto il busto, con la vista dall’alto di case e prati. La pelle della mano di Giulia è un racconto a fumetti, dove avviene una storia e il sangue scorre nelle vene come se ci fosse andata a vedere dentro, attraverso il racconto. Nella fase conclusiva la restituzione dei passaggi emotivi vissuti è nella scrittura. Maria ci racconta la “grazia” e la sensazione epidermica della scoperta della sabbia per la prima volta, quando era molto piccola e la vide sulla pelle del suo piede. Questo le ha provocato il solletico “caldo e morbido” e scrive a questo proposito: “ Mi sentivo il piede libero come se camminavo su un cuscino”. La curiosità, verso una cosa esterna per lei da scoprire, l’ha portata a un atto decisionale: “Per conoscerla meglio l’ho portata perfino in bocca e ho sentito una sensazione sgradevole”.

Paola Ricci©

http://www.rivistainfanzia.it/pvw/app/1PWDIN02/pvw_sito.php

 

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La casa della pelle
Photo ©Paola Ricci
Didattica dell’Arte

Bibliografia:

Alexander Lowen, “ La Spiritualità del Corpo” Casa Editrice Astrolabio 199, Roma

Margaret Mahaler “La nascita psicologica del bambino” Bollati Boringhieri Torino, 1978

Jean Piaget, “Lo sviluppo mentale del bambino”, Enaudi Torino, 2000

Alexander Lowen, “Il narcisismo” Edizioni Feltrinelli, 2013 Milano

René Spitz, “Il primo anno di vita” Giunti Editori Firenze, 2009

Susan Ludington, “Skin-to-Skin Contact Analgesia for Preterm Infant Heel Stick,

Western Reserve University, 2005 CA USA

George Downing, “Il corpo e la parola”, Casa Editrice Astrolabio 1995, Roma

Didier Anzieu “IO_Pelle” Ed. Boria, 2005 Roma

Catherine Chabert, “Didier Anzieu” Armando Editori 2000, Roma

Harry Harlow, Dodsworth RO, Harlow MK. “Total social isolation in monkeys,” Proc Natl Acad Sci U S A. 1965.

Mary Ainsworth, “Modelli di attaccamento e sviluppo della personalità”, Raffaello Cortina, 2006, Milano.

Kohut, “ La cura psicanalitica” Edizioni Bollati Boringhieri, 1993Torino.

 

 

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