Arte di scrivere, Scrittura
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1.2 Il pettine-sega

La nebbia scendeva a valle incuneandosi nel profilo e nella dorsale della montagna e sembrava una lunga lama dentellata morbida e avvolgente e ormai aveva raggiunto anche il corpo d’Anna. I canaloni della montagna apparivano ricolmi di torrenti sassosi e morbidi tappeti verdi che si muovevano come creste leggere di un mare calmo. Anche le foglie dei cipressi si disponevano come tante ondulate frastagliature che scendevano a terra e sembravano……. che tagliassero l’aria che penetrava nel folto bosco. Camminava nel sentiero Anna per la prima volta da sola, convinta com’era di dover avere sempre accanto qualcuno, per la prima volta sentiva che i suoi passi si erano allontanati dalle grida continue dei bambini e le domande insistenti di un’amica. Aveva scelto quella giornata fredda e piombata nella foschia della pioggia battente per incamminarsi nel sentiero. Pochi passi faceva alla volta perché era incantata per la grigia e fitta nebbia che le veniva incontro e quando incontrava il suo viso diventava una leggera pioggia battente. La nebbia tagliava i profili della montagna con delicatezza facendone intravedere delle parti e le altre le inghiottiva lentamente nella sua avanzata. Sembravano fantasmi di terra che si dissolvevano nell’aria quelli che scendevano dentro di lei e occorreva riuscire a tagliare di netto quello che ancora albeggiava nel suo corpo, un corpo tronco che lasciava le radici infilate nel terreno e denti affilati stavano lentamente muovendosi a recidere il fusto che ergeva da terra.

Inoltrandosi nel sentiero trovò un grande oggetto seme coperto da foglie secche, con le mani incominciò a far riemergere le sue parti, erano tanti denti di legno disposti parallelamente di una dimensione esagerata come se dovesse usarlo un uomo di grosse dimensioni e scoprendolo tutto sembrava un grosso pettine.

Fracture

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