Cibo, Il doratore dell'isola
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1.4 Il blu di Claude De Paradis

1.4
La gru blu erano nuove sembianze in cui appariva Claude De Paradis; dal collo allungato, lunghe zampe, con eleganti piume le ali arrivano per terra; ella toccava l’umida superficie del suolo del Sud Africa e precisamente in KwaZulu-Natal. La gru si muoveva, in questa regione vicino al fiume Tugela. In questi paesaggi aveva lasciato alle sue spalle zone fertili e verdeggianti….. dove sull’umida riva del fiume si depositava il cibo copioso di rettili e insetti. Appariva una magnifica creatura che ora rivestiva il corpo di Claude. Anche lei aveva ascoltato la storia dell’Unicorno che aveva incantato la maga Ècric; nessuno era ancora a conoscenza se lei fosse volata nel corpo di Claude senza accorgersene e poi se l’incanto di quelle parole di gusti e sapori del cibo narrato l’avesse portata anche lei a viaggiare con la mente in quei luoghi sulla costa del nord dell’Africa. La gru blu era volata dal Sud Africa, attraversando tutto questo continente perché la magia della maga era troppo forte e l’aveva imbrigliata in un corpo che non era suo; avvolgeva con le sue piume il corpo di quell’uomo che prima aveva cavalcato destrieri e non sapeva certo quanto sarebbe durato questa nuova vita. In fondo dove eravamo, entrambi si chiedevano la Gru e Claude e dal suo cuore e dalla sua anima salivano quelle silenziosi parole che erano mescolate dal suono di quel meraviglioso uccello. La Gru aveva lasciato Tugela, dalle meravigliose cascate dove l’acqua era talmente tanta che in una spiaggia avrebbe sollevato sul nel cielo per toccare le condense delle nuvole; ora come il suo cuore si era depositato nel cuore della foresta di Claude nel centro della Francia. Quelle cascate sono così alte che il loro dislivello avrebbe potuto disegnare una montagna, montagne sospese come quelle disegnate dai delicati pennelli di inchiostro che si posa sulle carte cinese di antichi pittori e artisti dell’Oriente. Uno di loro era già vissuto tanto tempo prima e avrebbe segnato un momento storico per la dinastia Song, uno di loro fu il pittore Fan Kuan.
Egli disegnava montagne sospese che guardavano a picco nell’aria e il loro colore era la varietà infinita di colori marroni, dove anche l’inchiostro volgeva all’imbrunire verso il giallo sul viola, scurito con maestria tale da farne una mescolanza di caldo nero.
Il Marrone è un colore non distinto dall’arancio che è assente nell’arcobaleno e si stende come una cromia sulle parete delle montagne, questo sarebbe accaduto nella storia che avrebbe raccontato il prossimo personaggio alla maga Ècric. L’Unicorno esausto si era accasciato ai piedi della maga e voleva trovare un riparato riposo tra il luccichio dei fiori del sotto bosco dove piccoli fili di luce a volte oltrepassano i rami e vanno a cadere su di essi per meravigliare i colori dei petali di fiori aggrappati a cortecce imbrunire.

1.2 Fotografia

Ècric nella sua mente aveva già deciso che l’Unicorno poteva essere trasportato, con la sua magia, sull’Isola di Pasqua dove stava come statua la bella Chantal. Ma era troppo curiosa nell’ascoltare la prossima favola che il Ghepardo aveva deciso di raccontare a breve, mentre cercava di liberarsi dalla Iena. Intanto gli altri animali stavano in movimento perché sentivano nella foresta un suono lieve e continuo senza interruzioni avvolgerli e catturarli; si pensa che ci fosse non lontano un cantore di nome Ofero,

e che stava in una radura circondato da altri animali di diversa specie. Ofero stava suonando col suo strumento per incantare gli altri animali e animando gli alberi e tutta la foresta perché, per altre ragioni che vi narrerò in un altro momento, anche lui, aveva perso la sua amata e ne stava piangendo la perdita. Ormai erano sette mesi che suonava tale musica anche se altre persone dei villaggi attorno alla foresta dicevano di averlo sentito solo per sette giorni; allora per Claude de Paradis non fu altro che lasciare scorrere le sue lacrime che scivolando sulle sue piume blu fecero muovere le ali come una danza mista di gioia e di melanconia che poteva coinvolgere tutta la natura che stava attorno a se. Il Ghepardo non riusciva a liberarsi della Iena, era sovrastato da lei e con le sue unghie sempre fuori dalle zampe, cercava in tutti i modi di uscire dalla stretta dell’altro animale. Il suo folto pelo, solo sul collo, si era inarcato dandogli l’aspetto di un combattente con l’armatura e appuntite Cubitiere erano luccicanti quando il sole, che passava tra le fronde degli alberi, a sprazzi e intervalli improvvisi colpiva la sua superficie metallica. Il nome del maculato felino a quell’epoca era “pardo” perché solo nel 1874 sarà chiamato Ghepardo, ma li in Francia lo chiamavano “guépard”.

1.2 Arte e Opere Ghepardo Epoca Egizia

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