Viaggi
Leave a comment

1.1 Spazi liberi / Vermont

Sembra che camminare su terre sconosciute sia come toccare con maggiore enfasi il corpo interno che si muove in questo spazio nuovo. Nel Vermont il paesaggio è ora una sorta di manto imbrunito che scivola sulle rugosità della terra. Imbrunito dalla stagione e non dai profili che si scorgono correndo con una macchina sulle strade larghe che attraversano ….

Paola Ricci© Photo

Paola Ricci© Photo

questo Stato Americano. La stagione è quella del passaggio, del chiarore fresco estivo all’imbrunire sonnolento dell’autunno. I profili non sono più tanto tondeggianti perché il fogliame è ormai deposto sulla terra e rimangono i verdi annerati dei sempreverdi, dove il vento ormai ha spazzato nell’aria i colori aranciati e gialli di ambra delle foglie degli alberi caduchi.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

Volendo passare con il palmo della mano, su queste linee zigzagate, è come passare sulle rugosità dei pensieri che affollano la fine dell’anno. Sono li quelle parole e immagini che sospesi non riescono a stare e cadono mescolandosi con la terra brulla e grassa che l’autunno regala come riposo dopo un’attività fiorente dell’estate.

 

Paola Ricci©Photo

Paola Ricci©Photo

Il rosso delle foglie si mescola ancora per poco con i rossori di tramonti chiari o con l’albeggiare del sole che proietta sulle colline, li riverbera nell’aria, ma quello che rimane a ricordare il sole, sono le pareti rosse del Vermont Studio Center, a Johnson nel Vermont. Lì l’architettura ripesca quel calore e lo lancia nel cielo, e l’azzurro non si dimentica così dell’estate, nell’inverno che oscura la giornata prima di quello che si vorrebbe.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

Gli artisti hanno incontrato lo spazio assegnato come fosse un nuovo compagno, compagna come un incontro sfuggevole e intenso per scoprire cosa osservare negli occhi altrui. Il viaggio agisce per fare sentire quello che è dentro di noi e ci dimentichiamo di ascoltare.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

L’arte non fa altro che avvicinare quello che apparentemente è distante; porre l’opera come prodotto è solo una necessità per parlare senza emettere voce, l’opera si auto rigenera da sola e il paesaggio, che circonda è come un “NIDO”, in cui sono state poste delle uova fecondate. Gli artisti sono in tanti e talmente diversi tra loro che niente viene fatto per riconoscerli, non occorre un codice per distinguerli, ma solo accoglierli negli spazi.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

La pittura, la scultura, la scrittura, la performance, la fotografia, la declamazione, il disegno, la costruzione, la cucina, la cottura, la passeggiata, la contemplazione e la condivisione, come prima e ultima azione performante accomuna quello che è stare negli spazi liberi artistici. Si lascia alle spalle l’incombenza e si ritrova la concentrazione che rigenera la ricerca.

Colei e colui che non aveva usato una tecnica un percorso una associazione ora succede che la pitturare diventa il linguaggio di chi costruiva solo in tre dimensione, chi rende lo spazio come una stanza della sua casa, altri in cui l’opera pittorica è in dialogo con oggetti quotidiani e non.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

Quello che appare è che le opere sono come corpi silenziosi invisibili dove forse i suoi arti sono come le forti  masse cromatiche, i tessuti realizzati, i disegni posti come ossessione di copertura delle pareti e quello che inizialmente era uno spazio vuoto ora, giorno dopo giorno è nascita , è sviluppo embrionale, è massa in evoluzione.

 

Paola Ricci ©Photo

Paola Ricci ©Photo

Continua.

 

Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *